Le psicosi
Per psicosi si intende un raggruppamento di disturbi mentali caratterizzati da distacco dalla realtà, compromissione dell'adattamento sociale, perturbazione delle facoltà di comunicazione, mancanza di consapevolezza di malattia, perdita dei confini dell’io, compromissione dell’esame di realtà, presenza di deliri o allucinazioni.
Nella classificazione del DSM IV-TR sono distinti nove disturbi psicotici, come sotto elencati.
Schizofrenia- Disturbo schizofreniforme
- Disturbo schizoaffettivo
- Disturbo delirante
- Disturbo psicotico breve
- Disturbo psicotico condiviso
- Disturbo psicotico dovuto a condizione medica generale
- Disturbo psicotico indotto da sostanze
- Disturbo psicotico non altrimenti specificato
- Terapia delle psicosi
Schizofrenia
(dal greco schizo, divido e phrenos, cervello: mente divisa)
La diagnosi di schizofrenia considera la presenza per almeno sei mesi di specifici sintomi di seguito elencati (positivi e negativi), di cui almeno un mese di sintomi della cosiddetta fase attiva. A questi sintomi si accompagna una marcata disfunzione sociale o lavorativa.
Per convenzione si possono raggruppare tre categorie di sintomi della schizofrenia: sintomi positivi, sintomi negativi e relazioni interpersonali disturbate.
I sintomi positivi si possono definire come un eccesso o una distorsione delle funzioni psichiche e comprendono: disturbi del contenuto del pensiero come i deliri, disturbi della percezione come le allucinazioni, manifestazioni comportamentali come la catatonia e l’agitazione e distorsioni del linguaggio come l’eloquio disorganizzato.
I sintomi negativi invece si presentano come un appiattimento di funzioni e comprendono apatia, anedonia (difficolà nel provare piacere o interesse nelle cose gradevoli), affettività coartata, abulia (difficoltà nell’iniziare comportamenti finalizzati ad una meta) e alogia (restrizione della produttività del pensiero e del linguaggio).
Le relazioni interpersonali disturbate si manifestano con ritiro autistico, sessualità e aggressività disregolate, mancanza di consapevolezza dei bisogni altrui, richiestività eccessiva, incapacità ad avere un contatto emotivo con le altre persone e di controllo del comportamento.
Queste tre categorie non sono disgiunte ma si possono sovrapporre e il soggetto può passare da una all’altra nel corso della malattia.
La presenza di sintomi positivi e negativi costituisce la cosiddetta fase attiva della malattia, che viene spesso preceduta da una fase prodromica e seguita da una fase residua. I sintomi negativi sono spesso presenti nelle fasi prodromica e residua e si presentano in forma molto grave.
Secondo la classificazione del DSM-IV-TR esistono cinque sottotipi di schizofrenia:
Tipo Paranoide: i sintomi principali consistono in uno o più deliri o frequenti allucinazioni uditive, ma le funzioni cognitive e l’affettività sono generalmente conservate. I deliri più frequenti sono di persecuzione o di grandiosità, e le allucinazioni sono correlate al tema del delirio
Tipo Disorganizzato: i sintomi principali di questo sottotipo sono eloquio e comportamento disorganizzati ed affettività appiattita o inadeguata. Anche i deliri e le allucinazioni, quando presenti, sono frammentari e non strutturati. La disorganizzazione comportamentale li porta ad avere grosse difficoltà nel portare a termine le attività quotidiane e le azioni finalizzate.
Tipo Catatonico: la manifestazione principale di questo sottotipo è un disturbo psicomotorio, che si può presentare come arresto motorio sotto forma di catalessia (rigidità delle estremità e ridotta sensibilità al dolore) o di stupor (stato di non responsività simile al sonno da cui si può essere svegliati solo se ripetutamente stimolati), eccessiva attività motoria, estremo negativismo, mutacismo, negativismo estremo, peculiarità del movimento volontario, ecolalia o ecoprassia.
Tipo Indifferenziato: è un tipo che presenta i sintomi caratteristici della schizofrenia, ma che non può essere incluso in nessuna delle precedenti sottocategorie. Ciò implica una varietà di manifestazioni non strutturate e mutevoli nel tempo, che rendono questo sottotipo molto difficile da diagnosticare.
Tipo Residuo: presenza nella storia del soggetto di almeno un episodio di schizofrenia, ma che attualmente non presenta sintomi psicotici. La presenza del disturbo è comunque indicata dalla permanenza di sintomi negativi, o di due o più sintomi positivi attenuati. Questo sottotipo può essere considerato come una forma di transizione, ma può anche permanere per anni.
Disturbo schizofreniforme
Quadro simile alla schizofrenia per quanto riguarda la manifestazione dei sintomi, ma inferiore nella durata (da uno a sei mesi) e che non presenta un significativo deterioramento del funzionamento sociale o lavorativo.
Disturbo schizoaffettivo
Si tratta di un disturbo in cui un episodio di alterazione dell’umore (episodio depressivo maggiore, maniacale o misto) si accompagna a sintomi della fase attiva della schizofrenia, preceduti da almeno due settimane di deliri o allucinazioni e senza rilevanti variazioni del tono dell’umore.
Ne esistono due tipi:
Tipo Bipolare
Il disturbo include un episodio maniacale o misto, con o senza episodi depressivi maggiori.
Tipo Depressivo
Il disturbo include soltanto episodi depressivi maggiori.
Disturbo delirante
Disturbo che manifesta almeno un mese di deliri non bizzarri in assenza di altri sintomi della fase attiva della schizofrenia.
Ne esistono sette tipi, a seconda del tema del delirio.
Tipo Erotomanico: il tema principale del delirio è che un’altra persona sia innamorata del soggetto.
Tipo di Grandezza: il soggetto è convinto di avere un talento non riconosciuto o di aver fatto qualche importante scoperta.
Tipo di Gelosia: convinzione dell’infedeltà del partner.
Tipo di Persecuzione: convinzione di essere vittima di un complotto, di esere spiato, calunniato, ostacolato.
Tipo Somatico: convinzioni riguardo a certe funzioni del corpo o le sue sensazioni (es. convinzione di avere un naso deforme).
Tipo Misto: nessun tema delirante è predominante.
Tipo non Specificato: il tema principale non appartiene a nessuna delle suddette categorie.
Disturbo psicotico breve
Disturbo con sintomi psicotici positivi che perdura almeno un giorno ma meno di un mese.
Disturbo psicotico condiviso
Delirio che compare in un soggetto influenzato da qualcun altro con un delirio stabilizzato di contenuto simile.
Disturbo psicotico dovuto a condizione medica generale
Presenza di una condizione medica generale che sia la causa dei sintomi psicotici.
Disturbo psicotico indotto da sostanze
Si valuta che l’abuso di sostanze o farmaci, o l’esposizione a una tossina possano essere la causa dei sintomi psicotici.
Disturbo psicotico non altrimenti specificato
Quadro psicotico che non soddisfa i criteri per nessuno dei disturbi sopra elencati.
Terapia delle psicosi
La terapia degli psicotici non si può focalizzare molto sull’intersoggettività, che il paziente rifiuta, ma sull’inserimento in un contesto istituzionale che attui interventi educativi e riabilitativi, mirati a contrastare la tendenza all’isolamento e all’alienazione, al raggiungimento di una certa autonomia personale e sociale e dove possibile lavorativa. Il coinvolgimento della famiglia è utile in quanto anch’essa va aiutata a comprendere la malattia, a gestirla e a prevenire le ricadute. Il setting psicodinamico nella frammentazione psicotica non è applicabile, in quanto da parte del paziente non c’è possibilità di stabilire un’alleanza terapeutica e la compliance necessaria.
Per concludere la terapia delle psicosi va necessariamente integrata con un intervento psicofarmacologico. I farmaci utilizzati sono i neurolettici o antipsicotici, e agiscono prevalentemente attraverso l’azione antagonista sui recettori dopaminergici D2 determinando la diminuzione dei sintomi psicotici positivi e un effetto sedativo. Il trattamento farmacologico è indispensabile in quanto ha la funzione di ridurre l’apatia e la dissociazione e di aumentare la disponibilità al legame della persona.



